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Azionario > Piazza Affari
Attesa più volatilità: scetticismo sul futuro di Piazza Affari
di redazione - 22/02/2018

Pubblichiamo l'intervista concessa da Gaetano Evangelista, Amministratore Unico di AGE Italia e redattore del Rapporto Giornaliero; a Davide Pantaleo, redattore del portale finanziario Trend-Online.com. L'intervista spazia su diversi temi: il diffuso timore che l'aumento dei tassi di interesse ponga fine a nove anni di crescita delle quotazioni azionarie, lo stallo raggiunto da Piazza Affari, le prospettive del rapporto di cambio fra euro e dollaro; ed infine, lo spread fra Italia e Germania e la valutazione dei rischi derivanti dalla imminenti elezioni politiche in Italia. Buona lettura!

DOMANDA. Le tensioni sul fronte obbligazionario Usa hanno provocato alcuni scossoni sull'azionario, ma le Borse stanno già recuperando dagli ultimi minimi. L'allarme si può considerare rientrato? Quali le sue attese nel breve?

RISPOSTA. Penso che sia superficiale ricondurre la recente correzione dei mercati al rialzo dei tassi di interesse; che persiste da tempo, e che è continuato, pur dopo il recupero di buona parte delle perdite.
C’è però un problema. Nessuno sa, con ragionevole certezza, qual è il livello di costo del denaro oltre il quale le borse andrebbero in sofferenza. Viviamo quello che gli economisti chiamano il “Paradosso di Gibson”: tassi di interesse e mercati azionari manifestano una correlazione positiva; e questo, dalla fine del 1998.


All’epoca, un aumento dell’inflazione era una cattiva notizia, perché produceva un aumento dei tassi, che finiva per piegare il Toro. Da quando siamo entrati in un processo globale disinflazionistico, a tratti deflazionistico, la correlazione si è fatta positiva, perché un aumento dei tassi implicava il salutare riemergere di pulsioni reflazionistiche.
Questo processo è destinato ad esaurirsi, ma nessuno sa quando. Ciò genera incertezza, che si tradurrà irrimediabilmente nei mesi a venire in maggiore volatilità.
Sullo S&P500, la tenuta del recente minimo è fondamentale per mantenere una visione positiva di medio periodo.

D. A Piazza Affari la discesa del Ftse Mib è stata arginata per ora dall'area dei 22.000, anche se i rimbalzi da questo livello appaiono un po' incerti. Prevede ulteriori recuperi nelle prossime giornate?

R. A ben vedere l’area attorno a 22000 punti (più o meno l’1%) costituisce il baricentro del mercato da ben nove mesi. A settembre ci siamo finalmente saliti oltre, ma conto ben quattro pullback a ridosso di quest’area. Un supporto corposo, evidentemente; ma ogni volta che viene sollecitato, finisce irrimediabilmente per perdere capacità contenitiva.


Non nascondo di nutrire un persistente scetticismo circa le capacità del nostro mercato di far bene. Penso che in termini relativi abbia già dato il meglio di sé. Se 22000 punti è una quota molto consistente, al tempo stesso quota 24000 è una barriera che ha dimostrato notevole valenza.
Alla fine, discutiamo di un trading range al cui interno è zona di nessuno. O di tutti, se preferisce.

D. Dopo aver perso terreno nel corso del 2017, il dollaro sta provando a risalire la china. Quali sono le sue previsioni sull’euro/dollaro nel breve?

R. Se tutti accettiamo l’assunto che il superamento di quota 1.20 dollari sia l’evento tecnico che ha dato credibilità al rialzo dell’euro, ne consegue che fin lì ogni flessione è di natura correttiva, e per definizione opportunità da sfruttare.
Nel breve periodo c’è un fastidioso eccesso di rialzisti. A novembre, con il cambio a 1.16 dollari, soltanto il 22% dei trader era positivo sulla divisa comune europea; oggi stiamo all’80%, con punte prossime al 90% di Tori.


È evidente che ciò implica un dato incontestabile: tutti coloro che dovevano andare lunghi di euro, l’hanno già fatto. Ciò priva l’Eur/Usd di pressione, di domanda, e rende probabile un ridimensionamento: necessario per generare nuova domanda. Ecco perché credo che nel breve periodo sarà probabile assistere ad un ripiegamento.

D. Torniamo all’Italia. Nella precedente risposta lascia intendere la presenza di fattori che disturbano una visione che altrimenti sarebbe coralmente benigna. È così?

R. Proprio così. Non vorrei entrare in un terreno che non mi appartiene, ma trovo fastidioso questo clima di eccessiva accondiscendenza che ci accompagna da tempo. Prima del referendum istituzionale di dicembre 2016 Piazza Affari era in sofferenza, lo spread Italia-Germania salì in tre mesi di 75 punti base, e il CDS a 5 anni svettava a 185 punti base: il doppio, rispetto ad un anno prima.
Oggi invece cosa vediamo? Vediamo che il costo di questa “polizza assicurativa” si attesta ai livelli più contenuti degli ultimi due anni, mentre lo spread sui decennali governativi di Roma e Berlino è da dieci mesi in tendenza discendente.


Ecco, per esser del tutto Toro sulla borsa italiana vorrei vedere una sana impennata dello spread, che tipicamente si è manifestata prima di tutti i principali eventi geopolitici degli ultimi anni.
Mettiamola cosa: alla luce della chiamata alle urne del prossimo 4 marzo, uno spread così contenuto rappresenta per me una irresistibile tentazione di comprare coperture a basso costo. Tanto, prima di volare Piazza Affari dovrà necessariamente passare per il superamento delle note resistenze...






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