23 febbraio 2018
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Azionario > Wall Street
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Se si osservasse il grafico dello S&P500, non si avrebbero dubbi circa la presenza di una robusta dose di entusiasmo. D'altro canto, era normale assistere ad uno smantellamento del pessimismo, che accompagnava la salita dei prezzi, ben alimentato dagli inviti alla cautela quando non allo scetticismo da parte di rinomati "guru" di mercato. I timori palesati sono andati dal fondamentale - crescita dei fatturati e degli utili, e valutazioni ritenute estreme - agli aspetti monetari (politica Fed, tassi di interesse, Quantitative Easing), dal politico (l'elezione di Donald Trump) al geopolitico (Grecia, Brexit, Corea del Nord, terrorismo, Iran); per finire agli aspetti più squisitamente tecnici.
Il mercato, a cui spetta sempre l'ultima parola, non ha mai confermato questi timori. Nonostante una litania di preoccupazioni, Wall Street ha continuato indisturbata a collezionare nuovi massimi assoluti. E sì che i rischi presunti palesemente non mancano: una curva dei rendimenti in appiattimento, un nuovo Chair della Fed in arrivo, un picco nelle sorprese macro rispetto alle aspettative degli economisti, i timori di fiammate inflazionistiche, le politiche commerciali di Trump, un mercato da tempo in ipercomprato, la volatilità bassa ma in crescita, e il timore di un ottimismo smisurato.


Questa lunga sfilza di motivi di preoccupazione suggerisce che l'euforia tipicamente vista ai massimi di mercati non è ancora stata raggiunta; pertanto, lo spazio verso l'alto è potenzialmente ancora considerevole. Non a caso, quando è stato reso noto il dato sullo scoperto a metà gennaio, sono rimasto basito che lo short interest addirittura era aumentato rispetto alla precedente rilevazione di fine dicembre. Altro che rialzo di mercato alimentato dalle ricoperture! verosimilmente, la maggior parte di queste posizioni è ancora in perdita, e ogni minimo declino dello S&P sarà sfruttato per ricoprire un trade scellerato.
Se si usa lo short interest dal 2007 come misuratore di ottimismo, si nota da un lato che siamo del 24% sotto i livelli del 2008, dall'altro del 30% sotto i minimi del 2012.
Un altro dato che fa riflettere è che, mentre lo S&P nell'ultimo anno è salito del 25%, lo short interest è cresciuto del 13%. Il potenziale da ricoperture, in questo momento, è più elevato di un anno fa; nonostante i nuovi massimi storici realizzati in sequenza questo mese.

* Todd Salamone per Schaefferresearch.com




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