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novembre 2017 ottobre 2017 settembre 2017
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di Gaetano Evangelista - 10/10/2017
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Azionario > Piazza Affari
Basso rischio bolla per l'equity: il Ftse Mib farà ancora bene?
di redazione - 04/10/2017

Pubblichiamo l'intervista concessa da Gaetano Evangelista, Amministratore Unico di AGE Italia e redattore del Rapporto Giornaliero; a Davide Pantaleo, redattore del portale finanziario Trend-Online.com. L'intervista spazia su diversi temi: l'insorgenza di una bolla speculativa a Wall Street, il rimbalzo di Piazza Affari e la possibilità che si inauguri un periodo di sottoperformance rispetto alle altre borse europee; le prospettive del petrolio ed infine la possibilità che il livello raggiunto dalla curva dei rendimenti americana, possa favorire una recessione negli Stati Uniti.

DOMANDA. Non si fermano gli acquisti sulle Borse, tanto europee quanto americane, anche se più di qualcuno ha iniziato a parlare di rischio bolla per l’azionario. Quanto condivide una simile indicazione e cosa si aspetta nel breve per i mercati?

RISPOSTA. Penso ci sia ormai una bolla nel numero di volte che è invocata la presenza di una bolla. Trovo sia un aspetto salutare: è sano scetticismo che contribuisce alla preservazione della tendenza positiva. Nulla di nuovo: è fenomeno visto per tutti gli ultimi quasi nove anni di bull market.
Se volessimo per una volta affrontare la questione su basi oggettive e non emotive, ci accorgeremo che la valutazione del mercato azionario americano è di mezza deviazione standard sopra la media storica. Nel 1987 e nel 2000, per dire, la sopravvalutazione toccò alla perfezione le due deviazioni standard: un eccesso statistico insostenibile; ed infatti le borse crollarono di lì a breve.
Per dirla in altri termini, da 0 a 100 la probabilità di trovarci in bolla in questo momento è 24; ad agosto 1987 e a dicembre 1999 era 100.


D. A Piazza Affari c’è stata una frenata dai massimi dell’anno, ma il Ftse Mib non è sceso al di sotto dei 22.000 punti da lei segnalati nell’ultima intervista. E’ lecito attendersi ulteriori evoluzioni positive nel breve?

Siamo giunti sullo spartiacque decisivo. Il supporto in questione ha accompagnato il rialzo di Piazza Affari sin dalla fine di novembre, ed allo stato attuale è stato sollecitato per la quinta volta. Incomincio a credere che ne abbia abbastanza.


Al momento in termini assoluti l’onere della prova spetta ancora ai ribassisti: finché il supporto regge, come dicono, «follow the trend».
Il mio problema però è di natura relativa: Piazza Affari ha dato tutto ciò che poteva, in termini di sovraperformance rispetto agli altri listini europei. Al di là di come la si pensi in termini assoluti, penso sia appena iniziato un lungo periodo in cui nel bene come nel male faremo peggio (o “meno bene”) delle altre piazze continentali.


D. Il petrolio si sta riportando a poca distanza dai recenti massimi dopo la correzione delle scorse settimane. Quali strategie consiglierebbe di adottare a chi volesse operare su questa commodity?

R. La varietà WTI ha una resistenza decisiva a 52.25 dollari: è l’ultimo diaframma che separa le quotazioni dalla massiccia barriera in area 55 dollari.
Sopra questa soglia il potenziale si farebbe considerevole. Egoisticamente auspicherei un ripiegamento, temporaneo, che consentisse di entrare a condizioni ideali di rischio. Ma in caso di rottura, trovo, non bisognerebbe avere esitazioni.

D. Un timore diffuso fra gli economisti riguarda l’appiattimento della curva dei rendimenti americana, che anticiperebbe imminenti recessioni e di conseguenza un nuovo mercato Orso. Condivide questa visione?

R. Niente affatto.
È sbagliato confrontare l’attuale differenziale di tassi di interesse con l’analogo livello raggiunto a novembre 2007: a poche settimane dalla recessione, poche settimane dopo l’inizio del bear market.
Semplicemente perché a fine 2007 la curva si stava dilatando, mentre oggi si va appiattendo.


Prendiamo ad esempio il differenziale i rendimenti a 30 e 5 anni, correntemente a 87 punti base. È vero che l’ultima volta che un simile esiguo premio sia stato corrisposto, risale a novembre 2007; ma è più corretto affermare che l’ultima volta che è stato raggiunto – dall’alto verso il basso, in parole povere - uno spread così contenuto, risale a febbraio 2005: l’economia sarebbe cresciuta per quasi tre ulteriori anni, lo S&P sarebbe salito ancora per più del 30%. Fa una certa differenza...





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