12 dicembre 2017
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dicembre 2017 novembre 2017 ottobre 2017
Basso rischio bolla per l'equity: il Ftse Mib farà ancora bene?
di redazione - 24/10/2017
«Penso ci sia ormai una bolla nel numero di volte che è invocata la presenza di una bolla. Trovo sia un aspetto salutare: è sano scetticismo che contribuisce alla preservazione della tendenza positiva. Nulla di nuovo: è fenomeno visto per tutti gli ultimi quasi nove anni di bull market. Da 0 a 100 la probabilità di trovarci in bolla in questo momento è 24».
 
Azionario > Pianeta America
E ora che la Fed non compra più titoli di Stato?
di Charlie Minter - 11/10/2017

Evidentemente la borsa è salita grazie al Quantitative Easing. Se si accetta questa tesi, ne consegue che ora il mercato dovrebbe scendere: man mano che la Fed, seguita presto da altre banche centrali, procederà a ribaltare la politica monetaria degli ultimi otto anni, aumentando i tassi di interesse. Si passerà dal Quantitative Easing (QE) al Quantitative Tightening (QT): doveroso, perché in caso contrario l’inflazione potrebbe rialzare la testa.
La Fed sta procedendo con moderazione. Le altre banche centrali (BoJ, BCE, PBoC) si muovono ancor più lentamente, sebbene appaiano persuase a seguire le orme della banca centrale americana. È lo smantellamento di queste politiche, che potrebbe provocare degli effetti indesiderati gravi: che, azzardiamo, si manifesteranno già nel primo trimestre del prossimo anno.
Un altro problema potenziale è che molti nostri connazionali sono convinti che il presidente Trump riuscirà a varare le riforme promesse in campagna elettorale: dal taglio delle imposte al superamento dell’Obamacare, dagli investimenti in infrastrutture a tanto altro. Noi non crediamo che alcuna di queste riforme vedrà la luce. Alcuni analisti già si cimentano nel calcolare quanto beneficio per gli utili aziendali deriverà dalla riduzione delle aliquote fiscali. Anche se ciò avverrà, molti noteranno che il più basso P/E sarà ottenuto a fronte di un deficit in aumento, e questo creerà problematiche per il nostro debito federale. Senza considerare che i tagli alle imposte andranno a beneficio dei ceti più abbienti.
Per quanto concerne il mercato azionario, nutriamo seri dubbi sui livelli di valutazione raggiunti, assieme al fatto che proprio non si riesca a crescere più di un ritmo da tempo abbondantemente inferiore al 3% annuale di PIL, conseguendo in tal modo la famosa “velocità di fuga”.





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