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ottobre 2017 settembre 2017 agosto 2017
Perchè questo è il Toro più detestato della storia?
di Alvin A. River - 06/09/2017
Sono passati ormai otto anni e mezzo da quel mitico minimo a 666 punti di S&P500. La borsa americana non si è più guardata indietro, dispensando lauti guadagni a chi colse quei segnali di ripartenza. Nel frattempo, mai è più intervenuto un formale segnale di bear market; lo stesso che, per inciso, avrebbe indotto anche gli investitori più cocciutamente rialzisti...
 
Azionario > Pianeta America
Che noia, questo spettacolare bull market…
di Gaetano Evangelista - 06/10/2017

Sotto certi aspetti, questo eccezionale rialzo che sta per raggiungere i nove anni di anzianità, e che ha distribuito laute plusvalenze a tutti gli investitori che non si sono fatti distogliere dal contesto esogeno; è deludente per la scarsa aggressività che manifesta. È noioso, saccente, poco brillante e mai entusiasmante: ci mancano tanto quelle sedute che vedevano gli indici strappare del 2, 3 e magari 4 percento. Che generavano entusiasmo, partecipazione generalizzata, titoloni sui giornali, consenso unanime fra gli analisti, dibattiti in televisione e chiacchiere ai banchi dell’ortolano (quando ancora esistevano).
Potrebbe risultare sconsolante il constatare come, nell’ultimo anno, lo S&P abbia fatto registrare sedute dal saldo giornaliero superiore allo 0.5% in un ristretto numero di occasioni: 37, pari a meno del 15% del totale. In altre parole, in 213 degli ultimi 250 giorni, lo S&P ha fatto registrare un saldo giornaliero non superiore allo 0.5%. Che delusione…


Tanto più che questa aridità coincide con un succulento rialzo: del 18%, nell’ultimo anno, senza considerare i dividendi. Com’è possibile che il mercato azionario USA sia salito così tanto, senza mai gratificare di quelle belle sedute che facevano la storia?
    Il problema di fondo è che la vita media di un comune investitore, non è così diversa dalla vita media indicata dalle tabelle demografiche; casomai, sedentarietà, stress e frustrazioni danneggiano il sistema cardiocircolatorio, provocando una riduzione dell’aspettativa di vita.
    Peccato, sennò ci saremmo accorti che questa eccezionale esperienza storica non è unica: e rara; soltanto, registrata in precedenza in un’epoca sufficientemente lontana da noi.
    Allarghiamo i parametri, e ricerchiamo dunque tutti i casi in cui, a fronte di un mercato in crescita superiore al 17% in un anno; si registri un numero di sedute in un anno dal saldo giornaliero minore dello 0.6% superiore a 210 volte (un’asticella situata allo 0.5% ridurrebbe i precedenti ad uno, negli ultimi novant’anni…)


    Questo è il quadro che emerge dal 2000 in poi: mai, entrambe le condizioni sono intervenute, contemporaneamente. Un fenomeno eccezionale, nell’ambito di un arco temporale alla portata dei moderni investitori.
    Ma se allarghiamo la visuale, il discorso cambia. Il fenomeno della rarefazione delle sedute entusiasmanti (da più due e passa percento, per intenderci) era invero piuttosto comune negli anni Cinquanta e Sessanta: quando, ricordiamo, il contesto macro di bassa inflazione e bassi tassi di interesse richiamava l’esperienza odierna. E ciò non impediva certo ai bull market di estendersi per diversi anni.


    Eccezion fatta per l’episodio – invero isolato: una eccezione alla regola, si direbbe. E comunque, ennesima rilevazione di un sequenza prolungata – di inizio 1973; il setup descritto è stato registrato nel 1945, nel 1954 e diverse volte negli anni Sessanta. In tutti i casi, lo S&P si migliorò ulteriormente negli anni successivi.
Quasi dimenticavamo: un episodio eclatante risale a metà degli anni Novanta: e ancora molti, forse, ricordano cosa successe dopo.
    Dunque auguriamo lunga vita al Toro. A questo Toro: un Toro timido, quasi dimesso, che induce gli incerti a rimanere ai margini del listino, fiduciosi nelle loro argomentazioni quotidianamente smentite; e i Tori quasi a dubitare della validità delle loro argomentazioni. Dopotutto, non dicono che il rialzo cresce su un muro di paura?





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