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Azionario > Pianeta America
Doppio massimo fra Wall Street e Main Street
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Qualche anno fa, gli Orsi sempre per nostra fortuna presenti e vocianti, lanciarono l’ennesimo allarme: «attenzione», ci ammonirono, «perché lo S&P sta disegnando un doppio massimo». Era il 2013 e in effetti l’indice americano era alle prese con il precedente picco del 2007. Pazienza che l’allarme provenisse da coloro che suggerivano di vendere già con l’indice a mille punti; gli stessi che, fino a quel momento, non avevano minimamente comperato alcuna azione, e che per questo si arrogavano il diritto di dispensare consigli non richiesti.
Finì come sappiamo: che il mercato si fece beffe di quella raccomandazione, e da 1575 decollò fino ai correnti 2475 punti. Perbacco: 900 punti in più! 30 al quadrato! Vorrà dire qualcosa?! Invochiamo l’aiuto dei ganniani…


Mentre a Wall Street si festeggiava; poco lontano da quelle parti, a Main Street, si facevano i conti con la persistente austerità. Nel settore privato, la paga media è salita a giugno a poco più di 22 dollari all’ora.
In un anno, le retribuzioni sono cresciute di appena il 2.3%, al lordo di inflazione. È il ritmo più blando degli ultimi diciotto mesi. Siamo lontanissimi dal 2006-2007, quando le buste paga crescevano di più del 4% in un anno.
Strano che, alla Fed, qualcuno interpreti questa dinamica glaciale come l’avvisaglia di una imminente fiammata inflazionistica…


Sta di fatto che, mentre Wall Street dispensa laute plusvalenze, l’economia reale fa fatica a produrre reddito e potere d’acquisto.
«Il popolo ha fame? che compri azioni!», pare di ascoltare l’Antonia Marietta dei tempi nostri. Tuttavia, dopo anni di vacche magre, chi è rimasto indietro rivendica attenzione, e i policy maker sono indotti a dargli ascolto.
Soprattutto ora che lo S&P sta disegnando un altro, spettacolare “doppio massimo”.


Il rapporto fra le due variabili finora commentate, si può descrivere come “ore di lavoro necessarie per comprare uno S&P”. In altri termini, è il confronto nudo e crudo fra Wall Street e Main Street.
E ci dice che siamo tornati sui livelli del 2000.
Per redistribuire reddito e ricchezza, in ultima analisi ci sono due modi: arricchire i poveri, o impoverire i ricchi. Riducendo il sostegno monetario, le banche centrali sembrano propendere per la seconda soluzione. Sì, in modo evidentemente giacobino.
Pazienza che in questo modo la fetta riconducibile al popolo sarà proporzioni maggiore, di una torta più ristretta; per cui alla fine della fiera si mangerà meno di prima: purché «quelli lì di Wall Street» tirino la cinghia.
Poveretti: non sanno che da quelle parti usano le bretelle...





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