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Wall Street è cara? Sì, ma anche no
di Gaetano Evangelista - 24/03/2017
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Azionario > Wall Street
Cosa succede quando il VIX scende ai minimi termini
di Bernie Schaeffer* - 02/05/2017

Nel corso della passata settimana siamo stati letteralmente bombardati dalle notizie. Gli investitori alle prime armi sono soliti nutrirsi di quante più notizie possibile, nel tentativo di dominare il mercato, ma poi l'esperienza insegna che nella migliore delle ipotesi questo atteggiamento non aggiunge alcun reale vantaggio alla propria operatività. D'altro canto chi vende notizie guadagna dalla pubblicità ospitata negli spazi che sono resi disponibili, e non dalla capacità effettiva di prevedere l'andamento del mercato, o la durata delle tendenze. Ecco perché non vale la pena di soffermarsi più di tanto sul primo turno delle elezioni in Francia, o le misure varate o annunciate o ritirate da Trump, o sulle riunioni delle banche centrali mondiali, o sulla crescita del PIL nel primo trimestre.
Vediamo invece come tutti questi input siano stati accolti dal mercato. I fondamentali restano favorevoli, e risultano migliorati negli ultimi anni. Le valutazioni certo sono care, ma questo indicatore non ha mai costituito un vantaggio, in ottica di breve periodo. I profitti sono tornati a crescere all'inizio dello scorso anno, e si collocano ora su nuovi massimi. Il corrente trimestre non dovrebbe essere meno  brillante.
L'economia americana cresce da alcuni anni ad un ritmo prossimo al 2% reale. Dal 1947 al 2016, il PIL USA è cresciuto del 3.2%, al netto dell'inflazione, per cui la corrente ripresa è sicuramente subnormale: forse perché la famiglie risparmiano di più. Ma visto che i massimi del ciclo economico si registrano quando la spesa per consumi si infiamma, tutto sommato non è male che la crescita prosegua a questo ritmo non incalzante.

La settimana scorsa la guida del mercato è stata assunta da Nasdaq Composite e Russell 2000, saliti a nuovi massimi storici. Di riflesso il VIX è crollato, riflettendo una percepita minore esigenza di copertura da parte degli investitori. Soltanto lunedì scorso, la volatilità è crollata del 26%; ho dato dunque un'occhiata, a partire dal 1990, alla ricerca di casi analoghi, onde verificare cosa sia successo in seguito:


Ad evidenzia, il campione è piuttosto ristretto. Di solito però lo S&P ha sottoperformato, rispetto ai ritorni tipici, dopo una settimana, un mese e tre mesi. Tuttavia, l'unica volta in cui lo S&P ha risentito di un ritorno mediano negativo è stato dopo una settimana; e comunque, in quel caso i ritorni sono stati favorevoli in 2 casi su 5. Dopo sei mesi, Wall Street è salita in tutti i casi tranne uno; e sempre, a distanza di dodici mesi.
Naturalmente, la statistica va presa con le molle, ma serve ad indicare come un livello particolarmente basso, non è detto che anticipi rimbalzi della volatilità e ribassi di mercato. Fra l'altro, la deviazione standard dei ritorni di mercato è stata inferiore alla metà quando il VIX è risultato così estremo; rischio dimezzati e ritorni confortanti: mica male!





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